Family Plot

The Rainbird Pattern e Family Plot: un thriller inglese a Hollywood, parte seconda (1972-76)

                   “And in that moment in a little wood
                   high on the barren lands of the western
                   part of Salisbury plain, Blanche died”.
                   V. Canning, The Rainbird Pattern (cap. 8°)

Come Vertigo e Marnie, Family Plot (120 min.) costituisce un nuovo esempio di cattiva trasformazione di un ottimo romanzo, avvincente e crudele, in un mediocre film, fiacco e buono per tutte le platee del pianeta.
Lo scrittore inglese Victor Canning pubblica
The Rainbird Pattern nel 1972, giallo che riceve alcuni meritati premi. Vi si raccontano due storie parallele portate avanti da tre distinti gruppi umani che solo nelle ultime pagine del testo finiscono con l’intrecciarsi, con lo scontrarsi e con l’eliminarsi a vicenda in una sorta di inatteso e fulmineo gioco al massacro. La coppia di abili rapitori, Eddie Shoebridge e compagna, sta tenendo in scacco le forze dell’ordine inglesi. Quando il terzo, clamoroso rapimento viene posto in atto (si tratta di un vescovo prelevato durante una tranquilla passeggiata) ancora i servizi segreti guidati dall’agente Bush non sanno chi cercare, sebbene abbiano posto in atto una vasta e intelligente serie di indagini. L’universo degli Shoebridge e quello di Bush non vengono mai a contatto nel racconto e costituiscono due mondi separati. Ciò che finirà col metterli in relazione è invece la storia semicomica della medium Blanche Tyler e del suo aiutante George Lumley: la prima inscena sedute medianiche dalla milionaria e alquanto scettica signora Rainbird la quale sta disperatamente cercando di ritrovare un nipote perduto; George, invece, indaga discretamente e trova le necessarie informazioni affinché Blanche possa accontentare la vecchia signora. Il nipote in questione è proprio Eddie Shoebridge: quando finalmente Blanche lo trova, scopre anche, contemporaneamente, il vescovo rapito. A Eddie non resta che uccidere l’intrusa, inscenando un suicidio al quale la polizia crede poco. George Lumley ci crede ancora meno, comunica l’inidirizzo degli Shoebridge alla polizia e Bush, che ha intuito il legame tra i rapitori e la ricerca del nipote dei Rainbird, irrompe nell’abitazione della coppia criminale e, semplicemente, uccide Eddie e compagna. Nell’epilogo il vendicativo figlio di Eddie, accolto in casa dalla vecchia signora Rainbird, ammazza la sua “benefattrice” e si appresta a eliminare George e Bush.
Il romanzo dunque possiede una struttura narrativa assai originale (le due storie autonome fino alla fine), un tono duro e spigoloso, personaggi ben delineati (Eddie, bambino rifiutato dalla sua famiglia, è diventato un feroce misantropo) e svolte narrative sorprendenti (la morte della medium comporta pagine agghiaccianti).

Hitchcock compra i diritti del romanzo di cui fa onesto scempio. Non a caso il nome di Canning compare solo alla fine dei titoli di coda, marginalizzato in una posizione del tutto insolita mentre viene ben pubblicizzata la peternità della sceneggiatura, opera di Ernest Lehman, già autore di Intrigo internazionale. Il regista, giunto al suo ultimo film, opta per un tono di commedia giallorosa con inserti umoristici assai poco divertenti. Il film, privo di qualunque suspense, ricalca gli eventi del libro, piegandoli a una vena leggera, idonea a trasformare il racconto troppo crudele - decisamente “per pochi” - in una storia di mero intrattenimento ovvero in un prodotto universale e innocuo, adatto ai mercati planetari, nel quale, tra l’altro, non ci sono morti.
Hitchcock si impossessa dell’idea chiave delle due storie autonome ma non riesce a renderla radicale come è nel romanzo, dove solo nel finale un’ingenua e solitaria Blanche approda per caso nella abitazione degli Shoebridge, isolata nella campagna inglese (il romanzo è ambientato nei dintorni di Salisbury, nell’Inghilterra meridionale). Già a metà film, invece, Eddie si è accorto che qualcuno lo sta cercando e ordina a un suo gregario - il benzinaio Maloney (figura assente nel romanzo come l’intera sequenza del goffo tentativo di omicidio lungo la strada a tornanti) - di eliminarlo. I due universi dunque si incrociano assai presto e senza le catastrofiche conseguenze presenti nel testo di Canning. Manca ovviamente l’atmosfera agreste di quest’ultimo, sostituita da un’ambientazione abbastanza anonima nella metropoli di San Francisco e manca pressoché totalmente l’universo degli inquirenti (Bush compare solo in una breve sequenza). Dunque finiscono col venire eliminati tutti i principali colpi di scena del romanzo: la morte di Blanche (di quella parte viene mantenuto solo l’incontro finale con Eddie, la scoperta del vescovo rapito e addormentato e il conseguente imprigionamento dell’intrusa da parte dei rapitori), la fredda esecuzione degli Shoebridge ad opera dei servizi segreti e infine l’epilogo con la figura del ragazzo vendicatore che conferma il carattere ferreamente criminale, in qualche modo innato, degli Shoebridge.
Eliminati tutti questi punti di forza, Hitchcock e Lehman puntano allora sulla coppia sgangherata (nel film) Blanche-Georges. Gli attori prescelti (Bruce Dern, già presente in un ruolo secondario di Marnie, e Barbara Harris) sono però decisamente poco interessanti, a tratti gradevoli, più spesso goffi e noiosi; pessima poi l’idea di rendere “divertente” la sequenza della
corsa sull’auto manomessa da Maloney, con Blanche che urla come un’oca, si divincola come in una comica da film muto e si aggrappa al povero George, impedendogli di guidare. Migliore appare la coppia dei rapitori con il gelido Eddie (un bravo William Devane e una tormentata Karen Black, alla fine poco collaborativa). Hitchcock ottiene molto dal giovane John Williams che gli fornisce una bella colonna sonora, inquietante al punto giusto, vagamente “ecclesiastica” (il riferimento gli viene dall’episodio del vescovo rapito) e meritevole di un film migliore mentre l’idea di infarcire il gioco delle coppie con riferimenti erotici appare poco riuscito, anche per lo scarso appeal di Blanche e George. Ritorna, nella figura della medium, l’idea hitchcockiana della donna-padrona, emancipata e aggressiva che aveva segnato la trilogia Psycho - The Birds - Marnie (vedi), descritta con qualche venatura misogina (Blanche ossessiona il povero George con richieste di prestazioni sessuali, laddove la situazione originaria descritta da Canning vedeva un George solitario e quasi intimidito dalla medium con la quale aveva una relazione discontinua; la donna tuttavia era incinta senza saperlo al momento della tragica morte). In ogni caso questa tematica appare secondaria e priva di relazioni con il contesto narrativo (contesto creato appunto da uno scrittore inglese disinteressato all’argomento della battaglia dei sessi).
La pellicola, enfatizzata, come di consueto, da un commento sonoro importante e, a tratti, solenne genera l’impressione del teatro filmato. L’avere eliminato completamente il lato investigativo e dinamico del film (la sezione riguardante Bush) approda a un racconto quasi tutto in interni, con dialoghi assai lunghi e spesso piuttosto monocordi: il fim infatti comincia con un primo piano di Blanche nella casa di Julia Rainbird e termina con lo stesso primo piano nella casa di Shoebridge. In mezzo lunghe sequenze in interni: la modesta casa di Blanche, quella elegante dei Rainbird per le sedute spiritiche, quella di Shoebridge, la gioielleria di quest’ultimo; le sequenze del cimitero e della corsa in auto sono rare “boccate d’aria”. A tutto ciò si aggiunge il fatto che Hitchcock e Lehman, seguendo Canning, hanno ridato vita all’antico gioco teatrale delle due coppie antitetiche del melodramma buffo settecentesco (la coppia seria ovvero i rapitori e quella buffonesca ovvero i “servi” imbroglioni), coppie i cui gesti trovano efficace sottolineatura nella ricca e, a suo modo, operistica colonna sonora di Williams. Per anni Hitchcock ha avvolto le proprie misteriose e composte immagini con le sontuose sonorità orchestrali di Bernard Herrmann, offrendo al pubblico dei moderni melodrammi. In Family Plot il carattere teatrale e lo schema delle due coppie antagoniste approfondisce e, in qualche modo, rivela lo stretto legame tra racconto filmico e spettacolo operistico presente nel cinema del regista inglese.
Come si è visto, Hitchcock è un autore che subisce molto l’influenza del cinema commercialmente prevalente. Così è possibile spiegare il brusco passaggo da Frenzy, il suo film più efferato - nato nel solco di Dario Argento - a Family Plot, il suo film più inoffensivo da oltre due decenni (a parte alcune vecchie commedie come La congiura degli innocenti), esaminando il panorama cnematografico coevo. Il lavoro doveva intitolarsi Deceit (inganno), con un’unica parola secca e immediata, come Frenzy o Psycho, ma anche come The Sting (La Stangata, Roy Hill, 1973). Il recente film con Redford e Newman era stato uno dei massimi successi commerciali degli ultimi anni, premiato da alcuni oscar. Hitchcock si muove allora in quella direzione: vuole creare un giallo movimentato e al tempo stesso divertente, leggero e anche umoristico. Gli mancano però attori e location di pari valore mentre le sedute medianiche, che in qualche modo sostituiscono le partite di poker del film di Roy Hill, sono quanto mai monotone. La “stangata” dei rapitori appare invece descritta sommariamente, quasi tenuta ai margini del film e dunque incapace di coinvolgere lo spettatore (quella di Roy Hill è invece un film nel film). Hitchcock confeziona il suo ”inganno” con la maestria di un grande cineasta, ma gli ingredienti sono poca cosa e pertanto il film fallisce.
Il bel romanzo di Canning - edito in Italia come
Intrigo di famiglia (GM n 1445, 1976), in contemporanea con l’uscita del film - attende ancora una valida trascrizione filmica che ne valorizzi le indubbie qualità.
Un ultimo dettaglio. L’anticlericale, massonica Hollywood, a contatto con un soggetto che tira in ballo un vescovo, non riesce a evitare l’allusione beffarda nei confronti del nemico di sempre. Così nell’episodio spettacolare che culmina nella morte di Maloney, Lehman inserisce l’incontro clandestino tra un sacerdote che finge di portare a spasso un gruppo di bambini e una provocante signora in rosso, nello sperduto locale sulla via a tornanti, sotto gli occhi Blanche e George. Lei appare certa della tresca in atto, lui dissimula indifferenza.

testo scritto nel 2009