cinema Eden - cinema Principe - cinema Astra - cinema Gioiello

il cinema Principe nel 1928
in programmaz. La maliarda

testo e immagini a cura di Stefano Petrella

Il cinema Eden, situato all’incirca a metà della seicentesca via Balbi, vicino alla Stazione Principe ed alla parte più ad ovest del centro storico (quella di Prè) è già in attività nella primavera del 1909 ; il numero civico è il 101 r , a fianco della Farmacia Contardi, occupato fino a qualche tempo prima dalla Libreria Balbi; la proprietà del locale è del signor Carlo De Leivi .
Via Balbi, ricca di splendidi palazzi (tra i quali Palazzo Reale) e sede delle principali facoltà universitarie, benchè piuttosto stretta è all’epoca (e in parte ancora oggi) una importante strada di comunicazione del centro con la Stazione Principe, Sampierdarena e il Ponente: la percorrono nei due sensi diverse delle più frequentate linee tramviarie. 
A poca distanza in via Prè, ma con accesso anche da Balbi a lato di Palazzo Reale (e fino a pochi anni fa in quel punto ne sopravviveva l’insegna) esiste già da qualche tempo anche l’Eldorado (in seguito Cinque Maggio); più a ponente in via Fassolo a partire dal 1913 sarà operativo anche il cinema Andrea Doria, che termina l’attività verso il 1921.
Non è certo come si presenti in origine l’Eden, ma è facile immaginare che sia molto simile a come lo abbiamo conosciuto in seguito: una piccola sala da meno di 200 posti, dotata di platea e forse già della piccola galleria, piuttosto stretta, ma alta di soffitto in modo da poter proiettare adeguatamente i film in formato normale; molti anni dopo, con l’avvento del panoramico e del cinemascope, queste caratteristiche diventeranno uno dei suoi limiti.
Tra i pochi titoli riportati dei primi anni di attività:
nel 1909: “Trappola del lupo” – “Vendetta di zingara” – “Chiromante” e “Ho perduto i miei occhiali”

All’inizio del 1913 il cinema cambia il suo nome in Principe, derivandolo dalla stazione e soprattutto dalla vicina Villa del Principe (Palazzo Doria Pamphilj – a suo tempo dimora di Andrea Doria) e cambia anche gestione: il nuovo proprietario è Ettore Astolfoni .
Tra i pochi titoli riportati dei primi mesi di attività:
nel 1913:
Nella rete dell’accusa e La sposa del mare
nel 1914:
La vendetta di Tonio - Il segreto della cassaforteLa fuga dei diamanti (A.Genina) e Dopo il veglione (A.Genina)
nel 1928: La maliarda (t.o. Flames of desire, D. Clift, 1924; con Diana Miller)
Comincia ad essere segnalato saltuariamente sui quotidiani nella seconda metà degli anni dieci e con più frequenza (ma non stabilmente) negli anni venti, spesso affiancato all’Eldorado, i cui programmi sono riportati con maggiore evidenza perché all’epoca probabilmente più importante; fin dal principio è una sala destinata ad un pubblico popolare, tuttavia si trova in posizione molto favorevole, vicino alla stazione e a diversi quartieri ancora privi di cinema ed in zona (insieme all’Eldorado) è fino agli anni trenta l’unico locale: è facile quindi immaginare che sia frequentatissimo.
Dopo l’avvento del sonoro nascono altre sale: il Vittorio (fino ai primi anni del dopoguerra cinema-teatro) in Largo della Zecca, l’Imperiale in via delle Fontane e il Superba davanti alla stazione nei fondi dell’Hotel Columbia, il Mille nel quartiere del Lagaccio ed il Dogali situato proprio in cima ad una delle ripide salite che da via Balbi portano verso circonvallazione a monte.
Negli anni trenta la gestione passa alla signora Maria Palmira Cassinelli che continuerà ad occuparsene per decenni in collaborazione con i fratelli Noceti.
Durante i bombardamenti nel 1943 il palazzo di fronte viene colpito e subisce seri danni, e il cinema dal mese di agosto sino alla fine dell’anno risulta chiuso.

Riapre domenica 30-1-1944 come cinema Astra e “completamente rinnovato” (almeno secondo quanto riferiscono i quotidiani); il cambio del nome è una assai probabile conseguenza di quanto avvenuto dopo l’8 settembre; in programma c’è il film tedesco Voglio esser amata (Harold Braun), gli orari sono quelli imposti dal difficile momento e dall’oscuramento con tre soli spettacoli alle 13,30 – 15,30 e 17,30.
Il locale riesce a rimanere in attività per tutto il 1944 e il 1945 e lo stesso fanno il Cinque Maggio, il Galleria (l’ex-Vittorio, che mantiene anche l’avanspettacolo) ed il Superba; nei primi giorni successivi alla liberazione li ritroviamo tutti operativi.
L’Astra sarà per tutti gli anni quaranta, cinquanta e buona parte dei sessanta una sala di terza visione molto frequentata, popolare, a buon mercato e poco raccomandabile alle ragazze non accompagnate; all’inizio degli anni cinquanta apre già alle 10 del mattino, come il vicino Cinque Maggio, verso la fine del decennio invece il primo spettacolo è alle 14 e l’ultimo alle 22,15; il prezzo del biglietto nel 1959 è di 150 e 100 lire (platea e galleria), abbastanza simile a quello di altre sale di terza; quello del Cinque Maggio invece è di sole 80 lire (il più basso in città all’epoca); la gestione è sempre della signora Cassinelli e dei Noceti, che curano anche quella del Venezia e di altri locali. 
In quegli anni il più frequentato e in auge di zona Principe è certamente il Superba che ospita per 12 mesi all’anno l’avanspettacolo; a quelli inaugurati prima della guerra si sono aggiunti il parrocchiale San Carlo nella stessa via Balbi e l’estivo Nettuno nei giardini della Villa del Principe davanti alla Stazione Marittima.
Nel 1958 all’angolo dell’edificio che ospita il cinema, in Salita Santa Brigida, viene girata la scena di un omicidio per il film “International Police” di John Gilling (le cui riprese si svolgono quasi per intero a Genova) e proprio in quel punto, circa 20 anni dopo, il Procuratore Coco sarà assassinato dalle Brigate Rosse.
L’Astra conclude l’attività nel 1966, la sala rimane chiusa e inutilizzata per alcuni anni.

Sabato 30 ottobre del 1971 riapre dopo lavori di restauro con il nuovo nome di cinema Gioiello ed entra a far parte del circuito delle prime visioni: il film scelto per inaugurarlo è Giornata nera per l’ariete (Luigi Bazzoni).
Il nuovo ingresso è piccolo e raccolto, dotato di un'unica porta di accesso (al posto della seconda è stata ricavata una vetrina), la cassa è disposta centralmente, a sinistra si accede alla platea e sulla destra c’è la scala che porta alla piccola galleria; poltroncine imbottite e moquette azzurrina hanno preso il posto dei precedenti arredi e la capienza è ora di 160 posti, lo schermo è da cinemascope, ma non è molto grande e in cabina c’è un proiettore Fedi 11 dotato di lanterna allo xenon da 1600 watt e di bobine basse;  la porta d’ingresso è in legno a piccoli riquadri, laccata in bianco, l’insegna è un po’ più grande,  i manifesti sono sempre in bella evidenza e vengono notati facilmente da chi transita in automobile o in autobus.
Il Gioiello tenta nei primi mesi di proporre alcuni film di buon rilievo, ma finisce presto per specializzarsi come sala di prima visione in cui vengono presentati film vietati ai minori, spesso di genere erotico ed è insieme allo Smeraldo di vico Carmagnola un precursore del circuito a luci rosse che si svilupperà alcuni anni più tardi .
Sono comunque presenti gialli, horror e in qualche occasione film d’autore; alle prime si affiancano spesso prosecuzioni; la nuova gestione è del signor Speciale, proprietario dell’Ariston, esercente di altre sale e attivo nella distribuzione regionale (Cial Film) ; il primo spettacolo nel 1971 è alle 15, l’ultimo alle 23 .
Tra i titoli presentati in quegli anni :
nel 1971:
“Giornata nera per l’ariete” (L. Bazzoni) - “La controfigura” (R. Guerrieri) e “L’amante dell’orsa maggiore” (Valentino Orsini)
nel 1972:
“Anime nere” (A. Lanza) – “Un uomo in vendita” (R. Harris) - “Kill !” (Romain Gary) – “La casa di vetro” (M. Verhoeven) – “Vampiri amanti” (R. Ward Baker) - “Zeta uno” (M. Cort) – “Decameron francese” (J. Scandelari) -  “I terrificanti delitti degli assassini della Rue Morgue” (Gordon Hessler) – “Riti segreti” (G. Cangini)  e “Rapporto sulle esperienze sessuali di tre ragazze bene” (Walter Hugo Khouri) 
nel 1973:
“Rosina Fumo viene in città…per farsi il corredo” (Claudio Gora) – “Cristiana, la monaca indemoniata” (S. Bergonzelli) - “Messe nere per le vergini svedesi” (R. Austin) - “…e non liberarci dal male” (Joel Seria) e “Quante volte…quella notte” (M. Bava)
nel 1974:
 
“Afrika” (Alberto Cavallone) – “Greta in 3-D” (Pete Walker) –  “Ogni nudità sarà proibita” (Arnaldo Jabor) – “Diario proibito di un collegio femminile” (A. Balch) - “Donne in catene” (Eddie Romero) - “Codice d’amore orientale” (Piero Vivarelli) (insieme all’Ariston) – “L’ossessa” (Mario Gariazzo) e “Incontro d’amore (Bali)” (P. Heusch) (insieme all’Ariston) 
nel 1975:
“Heat (calore)” (Paul Morrissey; insieme al Lux) - “L’orgia del vampiro” (Al Adamson) - “Coppie infedeli” (Michel Soutter) – “Psych Out: il velo sul ventre ” (Richard Rush) – “Abby” (W. Girdler; insieme all’Ariston) - “Verginità” (M. Andrei) e “Gola profonda II” (Joe Sarno; insieme all’Ariston) 
nel 1976:
Quant’è bella la bernarda, tutta nera…tutta calda” (L. Dandolo) – “La nuora” (J.P. Mocky) e “Velluto nero” (Brunello Rondi) (con l’Ariston)
nel 1977:
 
“Quel desiderio di lei” (Robert Van Ackeren; girato quasi interamente a Genova) e “Il torcinaso” (G. Romitelli)
nel 1979: “Incontri erotici del IV tipo” (W. A. Levey) ; nel 1981: “L’impero della lussuria” (N. Suzuki)
nel 1982:
“La viziosa (demoniac)” (J. Franco) – “Sexy diabolic story” (J. Franco; entrambi probabilmente in versione “insertata”) e “L’allenatrice sexy” (Bud Townsend)
nel 1983: “Il mondo di Utamaro” (Akio Jissoji) e “Sensività” (E.G. Castellari)
Nel novembre del 1974 il cinema subisce una rapina - soltanto una di una lunga serie che avviene in quel periodo - il bottino (piuttosto magro) è di circa 80.000 lire e l’autore prima di dileguarsi ferma con una catena la porta d’ingresso chiudendo gli spettatori e il personale all’interno per assicurarsi il tempo della fuga.
Le programmazioni proseguono con buoni esiti per alcuni anni, poi intorno al 1978 la crisi inizia a toccare anche il locale di via Balbi che a partire dall’anno successivo, pur scegliendo di non connotarsi esplicitamente come cinema a luci rosse, comincia a programmare prevalentemente film pornografici, ma non ne beneficia troppo, perché la presenza poco distante di altri locali che hanno fatto la stessa scelta finisce per sottrargli parte di quel pubblico che lo aveva frequentato negli anni precedenti.
Mantiene la qualifica di sala di prima visione, anche se spesso programma film già presentati in altri locali, e il prezzo del biglietto è di poco inferiore a quello delle sale di prima del centro.
Tra gli hard usciti in prima visione al Gioiello:
nel 1979:
“Le avventure erotiche di Pinocchio” (Corey Allen) – “Porno delirio” (C. Bernard Aubert) e “Amore e bocca” (G. Kikoine)
nel 1980:
“Exhibition ‘80” (J. F. Davy) –  “Sì…lo voglio” (A. Pannacciò) - “Blue ecstasy” (C. Mulot) e “Le avventure erotiche di Candy” (Gail Palmer)
nel 1981:
“Porno Holocaust” (Joe D’Amato) – “Sesso acerbo” (Joe D’Amato) - “Alfie Darling: lo stallone erotico” (Ken Hughes) (in versione “insertata”)  e “Albergo a ore” (R. Bianchi Montero)
nel 1982:
“Proiezioni particolari” (J.L. Van Balle) – “La carne insaziabile” (Svetlana e D. Frazer) e “Porno magic love”
nel 1983: “8 to 4: orario continuato per segretarie insaziabili” (Lowie Lewis)
Intorno al 1983 abbandona in parte questa strada e alterna alle luci rosse riprese e proseguimenti di film anche d’autore come “Querelle de Brest” – “Fuga di mezzanotte” – “La signora della porta accanto” – “The day after” – “Spetters” -  “Christiana F.” – “Interceptor” e “Arancia meccanica”, ma probabilmente si tratta solo di un espediente in vista di una chiusura già decisa, che avviene all’inizio di luglio del 1984: l’ultimo film proiettato è il modesto “Zero in condotta” di Giuliano Carnimeo.
Il locale resta chiuso per parecchi anni e soltanto per un breve periodo ospita in via provvisoria un ufficio postale (collocato nell’atrio) senza che l’interno venga modificato, la licenza viene ceduta nel 1986 al nuovo gestore dell’Ariston che (secondo le rigide regole dell’epoca) per realizzarvi una seconda sala ne ha bisogno; si presterebbe molto, vista la vicinanza alle facoltà universitarie e la piccola capienza, a trasformarsi in cinema d’essai, ma purtroppo questo non avviene.
Nel 1999 il Gioiello, dopo lavori durati alcuni mesi che hanno causato anche qualche protesta, riapre: gli ex-gestori dell’ABC di Sampierdarena ne hanno acquistato i muri e lo rimettono in funzione come cinema a luci rosse;  l’ingresso è ora meno ampio, la cassa è sistemata lateralmente e c’è un unico accesso, in galleria si può salire soltanto dalla platea; l’insegna (non luminosa) è simile alla precedente, la disposizione della sala è immutata e la cabina è sempre al suo posto, dotata di 35mm e videoproiettore, i film però dopo un primo periodo saranno presentati solo in videoproiezione; le dimensioni che negli anni precedenti avevano costituito un handicap sono ora quelle più adeguate ad un pubblico che si è piuttosto diradato.
Nell’ottobre del 2007 cessa l’attività e sembra chiudere in via definitiva, la ex-platea e l’ingresso vengono di lì a qualche tempo trasformati nel bar-pizzeria “Ghirindu”.
Ma non è questo il destino che attende il locale: infatti una nuova sala dotata di ingresso sul retrostante Vico della Cittadella è stata ricavata nella piccola galleria e viene aperta al pubblico il 13-4-2010; il cinema si chiama Nuovo Gioiello e dal 2011 diviene il Gioiello Play Hard Center, dotato di due piccole sale comunicanti – una delle quali proietta soltanto film gay - a cui si può accedere con il medesimo biglietto d’ingresso; due insegne su via Balbi indicano le due possibili vie di accesso: il vicolo e Salita Santa Brigida.
La sala – anche se ridotta rispetto alle dimensioni originarie – si sta avviando quindi a compiere i 100 anni e non si tratta dell’unico caso tra i cinema a luci rosse genovesi.

 

Il cinema Principe nel 1928
(per gentile concessione dell’Archivio Fotografico del  Comune di Genova)
In cartellone il film americano La maliarda (D. Clift, 1924; con Diana Miller)  foto*

Il cinema Gioiello nel dic . 1974                                                               foto 1 - foto 2

Il cinema Gioiello nel 2006                                                                        foto*

L’ex cinema Principe nel 2010                                                                 foto

Vista aerea dell’ex cinema Principe                                                          foto

Annunci pubblicitari su quotidiani del cinema Gioiello
Giornata nera per l’ariete –  30 mar. 1971                                                   immagine
La controfigura –  26 nov. 1971                                                                 
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Ogni nudità sarà proibita –  28 apr. 1974                                                     
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Africa nuda - Africa violenta –  mag. 1974                                                 
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Calore –  15 apr. 1975                                                                                 
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Mappa di Genova (via Balbi)
Posizione del cinema                                                                                    
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* l’asterisco segnala foto e materiale di particolare interesse

Si ringraziano per la collaborazione e le informazioni fornite: Vincenzo Marino – Riccardo Speciale e l’Archivio Fotografico del Centro di Documentazione per la Storia, l’Arte e l’Immagine di Genova