Secret Agent

The Hairless Mexican, The Traitor e Secret Agent: una trascrizione infedele (1928-36)

              “At first Ashenden could not understand. He read it again.
              He shook from head to foot. Then, for once robbed of his
              self-possession, he blurted out, in a hoarse, agitated, and
              furious whisper: 'You bloody fool, you've killed the wrong man.”
              The Hairless Mexican - conclusione

Somerset Maugham scrive nel 1928 Ashenden or The Secret Agent, una raccolta di racconti che ha per protagonista Ashenden, uno scrittore che lavora per il servizio segreto inglese. Si tratta di testi di notevole valore, essenziali, cinici e improntati a un forte realismo, tra i primi a creare quel genere spionistico che poi avrà in John Le Carrè e Graham Greene i suoi autori di massimo rilievo. Perfino Fleming guarderà ad Ashenden nella creazione del suo celebre James Bond.
La penna di Maugham disegna scenari (soprattutto svizzeri) veritieri, segnati da una grigia e ripetitiva quotidianità. All’interno di tale contesto la spia Ashenden si muove con enorme cautela, misura gesti e parole, dovendo mascherare continuamente la sua vera personalità e il reale movente di ogni sua azione. In questa costante e studiata doppiezza si trova il fascino di questi racconti.
In The Hairless Mexican lo scrittore descrive soprattutto il generale Manuel Carmona, figura vistosa ma dotata di una rigida etichetta, libertino impenitente e avventuriero senza scrupoli. Al suo fianco il dimesso Ashenden soffre in silenzio durante una missione che si svolge a Napoli alla fine della quale il borioso e superficiale messicano scopre di avere ammazzato l’uomo sbagliato e di essere corso dietro a dei fantasmi, con grande raccapriccio del misurato Ashenden.
In The Traitor Ashenden si stabilisce in un piccolo hotel di Lucerna dove avvicina il compatriota e traditor Caypor. Instaura con lui un lungo e silenzioso duello: Caypor pensa di potere sfruttare gli agganci londinesi di Ashenden per rientrare in patria e migliorare il proprio servizio di spia al soldo dei Tedeschi; Ashenden invece gli ha semplicemento teso una trappola mortale: appena il traditore rientrerà, verrà arrestato e fucilato. A completare la scena c’è la moglie di Caypor, un’orgogliosa e sprezzante tedesca (non esita a proclamare la superiorità della cultura germanica su quella inglese di fronte a un indifferente Ashenden) la quale, tuttavia, non si avvede della sottile ragnatela tesa intorno a Caypor da Ashenden. The Traitor è un testo ricco di sottigliezze in cui le peculiarità di due popoli in guerra - l’inglese e il tedesco - vengono enucleate con grande precisione.

Come accade spesso nei film mediocri di Hitchcock il testo letterario (i due racconti) viene totalmente riveduto, modificato nel consueto tentativo di renderlo più effettistico e adatto ad una platea popolare. La magia della “recita” di Ashenden, fatta di sottintesi e astute simulazioni, dilegua in Secret Agent (1936; 85 min; tit it. Amore e mistero o L’agente segreto, ott. 1938), un ridicolo film dove il gelido realismo di Maugham si trasforma in commedia umoristica, sentimentale, a tratti farsesca, nel finale addirittura in melodramma sentimentale in un contesto che appare sempre inverosimile, “ai confini della realtà”. Sono gli stessi difetti che caratterizzavano la trascrizione filmica di The Thirty-Nine Steps.
Il regista fonde le due storie, rende fissa la presenza del messicano Manuel Carmona (Peter Lorre), il quale ha mantenuto (del testo) solo l’esteriorità pacchiana, perdendo però il carattere fermo, tenace e coraggioso; il sicario è ridotto, insomma, ad un’imbarazzante macchietta incompatibile con un serio racconto spionistico. Inoltre viene aggiunto l’elemento femminile (sostanzialmente assente nei due racconti) nelle veci di una moglie fasulla (Madeleine Carroll) di Ashenden la quale si qualifica come una borghese in cerca di emozioni e nel finale diventerà addirittura un’ingenua sentimentale, intromettendosi (come in un banale melodramma romantico) nel regolamento di conti conclusivo ai danni di una spia tedesca. Si tratta insomma di un personaggio sciocco che contribuisce fortemente a rovinare il clima del racconto e a spostarlo nell’ambito della commedia galante.
La vicenda (dopo un breve prologo londinese) viene interamente ambientata in Svizzera, Caypor si trasforma nella vittima innocente de Il messicano calvo (viene ucciso da Manuel) mentre viene aggiunta una seconda spia (Robert Young), un’intera fabbrica di cicoccolato (cosa ci poteva essere di più svizzero... è la sede delle spie tedesche) e un rocambolesco finale con un treno svizzero bombardato dall’aviazione inglese in terra tedesca. Insomma un incredibile pasticcio.
Anche il trattamento di personaggi e situazioni non si discosta dal consueto stile teatrale dei film coevi, con fondali di cartapesta e dialoghi stucchevoli.
Il film riscosse uno scarso successo in patria. Uscì anche in Italia nell’autunno 1938, senza destare alcun interesse; sul Corriere della Sera venne stroncato con una breve recensione in cui si parlava di puerilità dell’insieme.

testo scritto nel set. 2016