Spartacus

 Spartacus: il regista inesistente (1960)
 

              "Alla sera leggo per sollievo le guerre civili di Appiano nel testo greco originale. Libro di gran valore... Spartaco vi figura come il tipo più in gamba che ci sia posto sotto occhi di tutta la storia antica. Grande generale, carattere nobile, real rapresentative dell'antico proletariato."
               
              (Karl Marx)
               

Spartacus non è un film di Kubrick; è piuttosto il film che segna il ritorno sulla scena di Dulton Trumbo, importante sceneggiatore progressista costretto all'inattività dalle liste nere maccartiste. Con tale lavoro, scritto per Kirk Douglas nel 1959 e uscito nelle sale l'anno successivo, Trumbo torna a firmare una sceneggiatura in un momento politico che archivia gli estremismi della guerra fredda dei primi anni cinquanta e inaugura un'atmosfera più liberale, sancita alla fine del dall’elezione del presidente John Kennedy (peraltro con uno scarto di pochi voti sul "falco" Nixon). L'argomento scelto per questo riapparizione non poteva essere piu' emblematico trattandosi della nota parabola dello schiavo Spartaco il quale, negli anni 73-71 A. C., guidò la più imponente e pericolosa ribellione di massa (circa 70000 uomini) contro la repubblica di Roma, mettendo la penisola a soqquadro e sconfiggendo numerose volte gli eserciti romani prima di venir debellato da Crasso. Questo episodio verrà spesso interpretato in chiave marxista (a partire dalla citazione di Marx stesso in una lettera a Engels [27-2-1861]) da Lenin e Stalin prima e da numerosi storici di sinistra poi, come un tentativo di rivoluzione classista determinato da disumane condizioni di schiavitu', erigendo la figura di Spartaco a simbolo del proletariato; cosi' l'organizzazione dei comunisti tedeschi di Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg (entrambi assassinati nel 1919) si chiamerà "movimento spartachista",  pubblicazioni clandestine della Resistenza italiana si intitoleranno al gladiatore ribelle mentre molti partigiani sceglieranno Spartaco come nome di battaglia.
Il film voluto da Douglas si inserisce pienamente in quest'ottica ideologica; l'attore, interpretando il ruolo del protagonista, prosegue in qualche modo la sua battaglia umanitaria perfettamente allineata con la politica liberale e progressista degli studi hollywoodiani: il suo Spartaco è parente stretto del colonnello Dax di Paths. Con la differenza che Paths era un film di Kubrick il quale guardava con profondo scetticismo all'ingenuo "candore" di quel personaggio, finendo addirittura per emarginarlo e per rovesciare l'iniziale assunto antimilitarista; Spartacus invece è un film di Trumbo, dapprima affidato a un regista anonimo quale Anthony Mann, film volto quindi ad esaltare senza mezzi termini la figura del preteso rivoluzionario.
Kubrick si inserisce nella realizzazione della pellicola a giochi chiusi e a set aperto, prendendo il posto di Mann dopo alcune settimane di riprese; non è quindi in grado di modificare alcunché nell'impianto ideologico e narrativo, dal quale e' radicalmente distante. Ne risulta una regia compiacente e priva di qualunque originalita': lo stile kubrickiano (concisione, geometrici movimenti di macchina, inquadrature simmetriche, scelte musicali incisive ecc.) è clamorosamente assente in questa pellicola mediocre e prolissa (oltre 180 min.), abitata da una visione stereotipata dei caratteri, da una colonna sonora zuccherosa e opprimente, simile a quella tipica delle pellicole western, nonché da lunghe e monotone scene di massa. Spartacus è un ottimo esempio di come l'arte cinematografica non possa in alcun modo prescindere dal contenuto della narrazione e di come sia impensabile un capolavoro filmico nel quale il regista sia solo l'impiegato assunto alla fine per governare il set. Ogni esito notevole della storia del cinema prevede una fattiva collaborazione del regista nella scelta del soggetto e nella stesura della sceneggiatura: solo così egli diverrà l' "autore" dell'opera. Nel caso in questione Kubrick si trova a girare una pellicola che addirittura contraddice la sua poetica abbozzata in Killer's Kiss e The Killing, nonché formulata pienamente con Paths: non l'amara visione hobbesiana dell' "uomo lupo per gli uomini", al contrario quella aristotelico-marxiana dell'uomo-animale sociale domina il film di Trumbo-Douglas, visione ottimista e colma di pietosa commozione. Così Kubrick è costretto a filmare eventi e situazioni che gli sono intimamente estranei e che non torneranno nel suo cinema successivo: il gesto di ribellione di Spartaco contro Crasso alla scuola di Capua (al contrario le vittime di Paths potevano solo piangere e urlare mentre Pyle in Full Metal Jacket potrà solo suicidarsi); i "comizi" dell'eroe intorno al sogno di una societa' piu' giusta e fondata sull'uguaglianza; le gallerie dei volti provati da lunghe sofferenze del popolo-esercito di Spartaco poste in antitesi con le regolari legioni "senza volto" dei crudeli romani, secondo uno stile retorico discendente dal sopravvalutato cinema politico di Eisenstein; le tediose sequenze sentimentali tra il protagonista e Varinia; il terribile finale lacrimoso con Spartaco-Cristo che, morente sulla croce, saluta il piccolo figlio destinato a proseguire la sua lotta, finale il cui solo spunto di riflessione consiste nell'allusione al carattere di fede religiosa cui perverra' l'ideologia rivoluzionario-comunista della quale il protagonista sembra divenire l'ideale fondatore in questa sorta di happy end mascherato. Riferendosi a questo epilogo Trumbo dirà (nel 1964) che era stato voluto da Kubrick, anche se sembra improbabile che il giovane regista potesse decidere una cosa tanto importante come una conclusione differente da quella voluta dal legittimo sceneggiatore (in quella sede Trumbo affermerà che avrebbe preferito per Spartaco una semplice morte in battaglia).
In ogni caso negli anni successivi K prese le distanze in maniera radicale dalla pellicola affermando: "In Spartacus ho cercato - solo con limitato successo - di rendere il film il piu' reale possibile, ma ho dovuto battermi contro una sceneggiatura piuttosto stupida e di rado fedele a quello che si sa di Spartaco" (1980).
L'unico elemento visivo che superficialmente lega il film al precedente Paths si concretizza nell'esistenza di due universi antitetici: quello ordinato ed elegante dei potenti in lotta tra loro (Broulard contro Mireau; Crasso contro Gracco) e quello oscuro e immerso nei cunicoli della terra degli schiavi. Questo scontro di alto e basso, di luce e ombra, ben altrimenti sviscerato nel film bellico precedente, e' tuttavia la sola invenzione visiva e cincettuale che meriti un'esplicita menzione e trovi una convincente resa nelle immagini kubrickiane.