The Trouble with Harry

The Trouble with Harry: umorismo inglese a Hollywood (1949-55)

                    “He looked exactly the same when
                    he was alive, only he was vertical”.
                    Jennifer Rogers parla del marito Harry

Jack Trevor Story (1917-91) è stato uno scrittore piuttosto noto in terra inglese. Il suo testo  The Trouble with Harry (1949) ha raggiunto una discreta fama internazionale dopo che Hitchcock ne ha approntato la versione filmica.
Il breve romanzo (edito in Italia come
La congiura degli innocenti solo nel 1979) racconta in tono umoristico le peripezie di un misterioso cadavere nel quale si imbattono numerosi abitanti di un piccolo paesino inglese. Per una serie di insolite circostanze, quasi tutti si ritengono colpevoli della morte dell’uomo il quale, si saprà verso la fine, è il marito della bella Jennifer Rogers. Quest’ultima lo aveva abbandonato fin dalla prima notte di nozze per motivi futili: l’uomo era il suo secondo marito (fratello del primo, deceduto improvvisamente) e sembrava averla sposata quasi per dovere (la donna era incinta), senza apprezzarne le qualità umane ed “estetiche” (nonostante la buona volontà della fanciulla che, per la notte di nozze, aveva indossato la sua veste da camera più seducente). Jennifer, offesa da tanta “disattenzione” (a differenza di quanto si dice nel film, l’uomo aveva passato la notte con lei, svogliatamente, non facendo troppo caso al suo abbigliamento...) e senza altri reali motivi, era fuggita senza lasciare notizie e si era rifugiata in questo sperduto paesino dove, dopo alcuni anni, l’uomo l’aveva finalmente ritrovata. Jennifer, tutt’altro che felice nel rivederlo, gli aveva appioppato un bel colpo in testa; la signorina Graveley, con cui Harry aveva tentato un approccio sessuale piuttosto esplicito, aveva rincarato la dose e il capitano Wiles era certo di avergli sparato mentre era a caccia. Negli eventi successivi, per tre volte il cadavere di Harry viene seppellito e disseppellito a seconda delle circostanze e delle necessità, fino a quando la diagnosi di un medico non chiarisce che l’uomo è morto per semplici cause naturali.
L’elemento caratteristico del romanzo si trova nella gelida freddezza con cui tutti i personaggi si rapportano col cadavere. Il ben noto self control britannico dà luogo ad una satirica e macabra rappresentazione del freddo disinteresse degli Inglesi per i loro simili: Harry, insultato soprattutto dalla bella Jennifer, non viene più considerato un essere umano e rimane solo una salma di cui è urgente liberarsi. I personaggi maschili accettano le velenose versioni delle figure femminili intorno ad Harry e vogliono semplicemente eliminarne il corpo, senza farsi scrupolo di consegnare l’uomo alle autorità per una degna sepoltura. Tra le righe, oltre all’individualismo antisolidale di marca britannica, c’è insomma la divertita indulgenza ai capricci femminili: due donne, diversamente “oltraggiate”, chiedono dapprima di far sparire quel corpo; in seguito, allorché una delle due (Jennifer) necessita di un certificato di morte di Harry per potere risposarsi (col pittore Sam), si decide di disseppellire l’ex marito e di chiamare le autorità. Come si nota la decisione di ufficializzare la morte del malcapitato - segno di rispetto per il defunto, al di là delle sue opinabili qualità umane - avviene solo per un personale utilitarismo. Una sorta di umoristico matriarcato regge le fila degli avvenimenti.
Il testo è ricco di dialoghi frizzanti e di osservazioni curiose, anche se il gioco mostra presto la corda e la serie di colpi di scena finali (doppie nozze e l’arrivo di un milionario che acquista tutti i quadri del pittore Sam, uno dei protagonsti) appare degno di un banale romanzo d’appendice.

Probabilmente Hitchcock fu colpito, oltre che dal tipico umorismo inglese e dai toni vagamente polizieschi del romanzo, anche dalla visione matriarcale che vi si cela. Il regista inglese ambienta il romanzo in Vermont dove gira The Trouble with Harry (set 1955; min; tit. it. La congiura degli innocenti; uscita it mar 1956), seguendo in modo estremamente fedele il testo originale, riproducendone personaggi, situazioni e dialoghi. Egli si limita ad aggiungere la figura di un vicesceriffo sospettoso (e l’episodio finale ambientato in casa di Jennifer, con la salma nella vasca da bagno) che serve ad inserire un minimo di tensione in una commedia altrimenti priva di elementi polizieschi. Sebbene il film sia ambientato in un suggestivo paesaggio autunnale (tipico del Vermont) e sia arricchito dalla spiritosa colonna sonora di Bernard Hermann (qui alla sua prima collaborazione con Hitchcock), basata soprattutto sulle sonorità dei fiati e ricca di motivi “saltellanti”, il prodotto finale è assai deludente. Va ricordato che Herrmann ricaverà dal soundtrack una suite da concerto (spesso citata come Portrait of Hitch; circa 10 min.) in cui si ritrovano tutti i principali temi musicali del film.
L’errore primario consiste nella fedeltà ad un testo letterario inidoneo alla trasposizione filmica. In esso ogni avvenimento appartiene ad un passato che viene ricordato/raccontato dai personaggi in differenti occasioni. Tutto ciò funziona abbastanza bene sulla carta (dove, in fondo, non c’è differenza tra narrazione di un evento passato o presente) ma fallisce miseramente nel racconto per immagini dove la differenza tra una persona che rievoca eventi passati e la narrazione reale di quegli eventi è abissale. All’inizio del film Harry è già morto e
tutti i personaggi si limitano a girare intorno al cadavere raccontando la loro esistenza passata; gli eventi reali si riducono all’attività di seppellimento e disseppellimento della salma (sulla base di cangianti motivazioni) e all’arrivo del milionario che acquista i quadri di Sam (evento di scarsissimo interesse). A tutto ciò si aggiunga la totale mancanza di attori di rilievo (va però ricordata Shirley MacLaine nel ruolo di jhennifer, qui al proprio esordio cinematografico) e ne risulterà un quadro abbastanza sconfortante.
Infine la tematica femminile risulta trattata senza particolare enfasi: Jennifer spiega (come nel romanzo) le futili motivazioni che l’hanno portata ad abbandonare il marito (il testo, in tal punto, viene emendato e reso sessualmente meno esplicito) il quale avrebbe addirittura lasciato sola (in inutile attesa) la sposa la sera delle nozze, ripresentandosi la mattina seguente con una banale scusa; tuttavia a questa spiegazione non viene dato particolare rilievo e il ritratto feminile di Jennifer non appare particolarmente “originale” soprattutto se confrontato con gli intraprendenti personaggi interpretati da Grace Kelly o a quelli della trilogia Marion-Melania-Marnie (1960-64).
Come Caccia al ladro, The Trouble with Harry è un film minore di Hitchcock.
Esso riportò un prevedibile insuccesso negli Usa e non andò troppo bene neppure in Europa. D’altronde quel particolare humour inglese, macchiettistico e gelido, era difficilmente “esportabile”.

testo scritto nell’ott. 2013