Young and Innocent

A Shilling for Candles e Young and Innocent: una trascrizione infedele - parte seconda (1936-37)

              “ ...there are times when I have known, beyond reason, that a
              thing is so." She paused a moment, as if in doubt, and then took
               three steps forward to the edge of the platform with such
               impetuosity that it seemed that she meant to walk forward
              on to thin air. "And one thing I have known ever since I stepped
              on the platform. The murderer of Christine Clay is here in this hall."
              L’astrologa Lydia Keats tiene una conferenza

A Shilling for Candles (1936; tit. it. E’ caduta una stella; 1978) è il secondo libro della scrittrice scozzese Josephine Tey, che ha per protagonista l’ispettore Alan Grant. Si tratta di un whodunit raffinato, nel solco dei testi di Agatha Christie.
La stella del cinema, di modeste origini, Christine Clay, viene ritrovata morta annegata e l’ispettore Grant non fatica a comprendere che la giovane è stata uccisa da qualcuno che la detestava. Nei suoi capelli viene rinvenuto un bottone, strappato quasi certamente al cappotto del suo carnefice. Grant non è un genio (alla Poirot) e dopo alcune superficiali indagini arresta Robert Tisdall ovvero l’amante più recente della donna. Quest’ultimo fugge e viene aiutato da Erica, figlia del capo della polizia locale, che si è invaghita di lui. Intorno alla vittima si muove un vero e proprio esercito di personaggi singolari e sospetti: c’è il marito lord Edward, l’ebreo Harmer (ritratto con poca simpatia) collaboratore dell’attrice e forse suo amante, un nutrito gruppo di gente dello spettacolo che aveva motivi di frizione con la vittima ed infine il maggiore sospettato, il risentito, invidioso fratello che aveva perseguitato per anni la sorella per motivi futili. Christine, per vendetta, gli aveva lasciato (nel testamento) solo A Shilling for Candles. Grant riesce a individuarne il misterioso recapito - l’uomo si nasconde dentro a una setta religiosa, dove agisce con propositi criminosi (questo lungo episodio è tra i più minacciosi e insoliti del libro) - ma poi si rende conto che l’assassino è un altro ovvero la folle astrologa Lydia Keats che da un anno aveva predetto la morte per annegamento di una celebre star, predizione che aveva reso veritiera ammazzando personalmente la povera Clay. Al riguardo uno dei momenti più riusciti dell’avvincente romanzo è costituito da una conferenza su argomenti astrologici tenuta dalla Keats al cospetto di una vasta platea di indiziati, conferenza con un finale a sorpresa allorchè la donna stupisce l’uditorio affermando che in quella sala percepisce la presenza dell’assassino. E’ possibile, tra l’altro, che il celebre incipit di Profondo rosso (1975) si ispiri a questa scena.
Il romanzo è ricco di dettagli e di eventi interessanti e ben delineati: i personaggi, tutti così differenti, generano un piccolo e vivace affresco tra Gran Bretagna e Stati Uniti (la Hollywood degli attori celebri da cui proviene Christine), tra un piccolo centro di provincia (nelle vicinanze di Canterbury, dove è stata uccisa la Clay) e la ricca società londinese, tra figure misteriose e sinistre (lo sono, per differenti motivi, tutti i personaggi maschili) e pettegoli giornalisti alla moda.

Al contrario il film di Hitchcock, Young and Innocent (nov. 1937; 80 min.; inedito in Italia) è tremendamente monocorde. Come è noto il regista inglese non ama la struttura del whodunit e pertanto modfica radicalmente il testo della Tey. Il film apre con un litigio tra Christine e suo marito (che dunque viene indicato fin dall’inizio come l’assassino) cui segue il ritrovamento del cadavere ad opera di Tisdall (Derrick De Marney). Quest’ultimo viene immediatamente arrestato e messo sotto processo (nel libro ci si arriva gradualmente), sebbene gli indizi siano pochi e generici (ancora meno di quelli presenti nel libro); l’uomo riesce rapidamente a fuggire e, reclutata Erica (Nova Pilbeam), inizia con lei una lunga odissea che occupa l’intero film. Ciò che nel libro era solo un episodio marginale, svolto in poche paginette (di scarso interesse), diviene l’unico interesse di Hitchcock. Ne risulta una commedia tra il sentimentale e l’umoristico, assai verbosa e priva di reale suspense, che non contempla alcuna delle atmosfere minacciose e sinistre del testo della Tey. Tutti i personaggi di contorno vengono eliminati, come pure il fratello avventuriero e la astrologa assassina.
Hitchcock gira con una certa abilità e soprattutto perviene a una grande, arcinota scena finale (in un hotel, durante una festa) in linea con tutte le sue abituali conclusioni spettacolari. Questa virtuosistica sequenza, durante la quale, in extremis, verrà scoperto e arrestato l’assassino (il marito della vittima) a causa di un tic agli occhi, è certamente il punto più alto del film. Per arrivarci, tuttavia, abbiamo dovuto assistere a noiose festicciole di compleanno, innocue cenette in casa del capo della polizia (presente Erica) e lunghe schermaglie amorose, con la protagonista che viene segregata dal padre e viene raggiunta, di nascosto, in camera da letto dal suo Romeo...
Come sempre Hitchcock semplifica il testo, elimina ciò che avrebbe richiesto uno sforzo nella messa in scena di un itnreccio assai complicato (la conferenza dell’astrologa, il singolare monastero del fratello) e punta su ciò che ineressa a un pubblico ingenuo: una storia d’amore tra un giovane innocente e una fanciulla in evidente difficoltà. Certamente il racconto appare coerente alla poetica dell’autore che spesso ha raccontato l’angoscia del fuggiasco senza colpa. In questo caso però il tono semiumoristico (lo stesso che avevamo notato in The Thirty.-Nine Steps; anche in quel caso si trattava di aggiunte hitchcockiane, assenti nel testo letterario di origine) rende il film poco coinvolgente. Inoltre, nel rimaneggiamento hitchcockiano, appare incomprensibile il disinteresse della polizia nei confronti della figura del marito (presente solo nella prima e nell’ultima sequenza) e la sua eccessiva fretta nell’incriminare Tisdall, dotato di un movente abbastanza modesto (una eredità)  e di cui il racconto non chiarisce i reali rapporti con la vittima (nel testo era il suo ultimo amante).

testo scritto nell’ott.2016